Scialpinismo

Scialpinismo con neve fresca e sicurezza !


Scialpinismo in neve fresca, come farlo, dove scendere e come riconoscere i pericoli. La sicurezza in discesa va calcolata durante la salita.

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Nello scialpinismo la ricerca spasmodica di neve fresca per disegnare le nostre serpentine è una specie di ossessione. Spesso però si trova neve cattiva, crostosa, marcia o ghiacciata da rompersi le gambe. Lo sci alpinista allora si ingegna in tutti i modi per scovare la neve buona: studia la meteorologia, la topografia, misura il vento, la temperatura dell’aria eccetera. Batte costoni, pendii, canalini e canaloni, sempre cercando la neve dei suoi sogni, quella polverosa. La ricerca si tramuta in sfida col compagno di gita, a chi riuscirà a trovare la discesa migliore.

La neve polverosa è più facile vederla nei documentari girati in Canada ed è più difficile da trovare sulle nostre montagne. E proprio in questo sta l’abilità dello scialpinista, che deve saper valutare il terreno di salita già immaginando il percorso di discesa. La neve polverosa si trova più facilmente, dopo abbondanti nevicate, ma già dopo qualche giorno, a seconda di temperatura, umidità ed esposizione, può cambiare anche di parecchio.

La neve sui versanti a sud è la prima a rovinarsi, specie in presenza di vento. Può diventare facilmente crostosa, la più temuta dagli scialpinisti. Nei versanti a nord si mantiene fresca più a lungo, ma qui è anche più alto il rischio di valanghe. Man mano che passa il tempo, il manto nevoso tende ad assestarsi, e diventare via via più sicuro. Più questo è omogeneo e più è, in linea di massima, sicuro. Una coltre nevosa composta di molte nevicate in epoche diverse può essere molto infida, proprio perché i diversi strati non si sono assestati tra loro. Tipico il caso della nevicata con rialzo successivo della temperatura.

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Lo strato superiore fonde, sotto l’azione anche dei raggi del sole, diventando più umido e pesante: quello inferiore invece rimane quasi inalterato, favorendo così lo scorrimento dello strato superiore che si stacca e scivola a valle per effetto della gravità e del basso attrito. Anche il passaggio occasionale di uno sciatore può provocare il distacco di una valanga quando lo stato di tensione del manto nevoso è vicino al punto critico. Basta “tagliare” in diagonale un costone per provocare la rottura. In fatto di valanghe purtroppo esistono poche regole certe, poiché le varianti da considerare sono davvero infinite. Tra le più importanti: il tipo di neve, la pendenza, la temperatura dell’aria. Ma quanti sanno distinguere un tipo di neve dall’altro? Questo quesito si potrebbe risolvere in gran parte partecipando ad  un corso di scialpinismo con una Guida Alpina.





di Omar Oprandi 11 novembre 2015