Tecnica Sci

Corso di sci Check Point Jam Session – NEVE FRESCA


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ORIANO RIGAMONTI IN FASE DI CAMBIO IN NEVE FRESCA. PIU’ CHE UNA TECNICA SPECIFICA E’ LA CONOSCENZA PROFONDA DEI FONDAMENTALI LA BASE NECESSARIA PER POTER ADATTARE LA SCIATA. LA PRATICA FREQUENTE O LE MOLTE RIPETIZIONI SONO INDISPENSABILI PER TROVARE IL FEELING

IMMAGINIAMO UN CORRIDOIO DA SFRUTTARE IN TUTTA LA SUA LARGHEZZA – IMPARARE A VISUALIZZARE GLI SPAZI E SAPERLI METTERE IN RELAZIONE CON LA VELOCITA’ DI AVANZAMENTO E’ LA PREMESSA INDISPENSABILE PER UNA BUONA ORGANIZZAZIONE DEL MOVIMENTO

LA GIUSTA DIREZIONE DELLO SGUARDO E’ FONDAMENTALE PER VALUTARE SPAZI E TEMPI, INTUIRE LE DIFFICOLTA’ DELLA CURVA SEGUENTE, PROGETTARE L’AZIONE ED ORGANIZZARLA IN ANTICIPO. NON E’ NE’ PIU’ NE’ MENO DI CIO’ CHE SI FA IN AUTO, IN MOTO, IN BICI, A PIEDI… MA CHE CI SI DIMENTICA DI FARE NELLO SCI TROPPO CONCENTRATI AD IMPARARE “LA POSIZIONE”

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MENTRE LO SGUARDO ANTICIPA ED ORGANIZZA “IL DOPO” I PIEDI GESTICONO IN TEMPO REALE LE NECESSITA’ DI PRESA AFFINANDO NELL’ESECUZIONE IL PRECEDENTE PROGETTO D’AZIONE REGOLANDO LO SPIGOLO E SUGGERENDO AL CORPO IL GIUSTO EQUILIBRIO E LE GIUSTE TENSIONI MUSCOLARI

CORRIDOIO, SPAZI, TEMPI, ADATTAMENTO ALLE PICCOLE DIFFERENZE TRA NOI ED I NOSTRI COMPAGNI. LA SCIATA COREOGRAFICA IN DUE, TRE O PIU’ SCIATORI E’ DIVERTENTE ED UTILISSIMA. PIU’ IL CORRIDOIO E’ LARGO E PIU’ AUMENTA LA DIFFICOLTA’ A COORDINARSI


L’IDEA DEGLI SPAZI E L’IMPORSI UN RITMO SONO ELEMENTI DETERMINANTI  ANCHE IN FRESCA

Qualche consiglio al volo per la neve fresca (curve ritmiche): 1) non devo pensare di dover arretrare: se già in pista tendo ad arretrare -3 (scala da 0 a -10) qui la tendenza sarà moltiplicata per quattro (-12). Per avere un arretramento “funzionale” devo voler avanzare (+10): in ingresso curva seppure un poco arretratI è da cercare la perpendicolarità al pendio abbinata ad una buona inclinazione laterale; nella fase di carico mentre i piedi regolano un leggero arretramento del carico, spalle e testa devono delicatamente anticipare l’uscita dalla curva e la successiva ricerca di perpendicolarità al pendio; 2) imponiamoci un ritmo (è indispensabile) e manteniamolo ad ogni costo; 3) prepariamo il bastoncino ad ogni curva: imporci un ritmo aiuta la coordinazione del bastone e ricordarci il bastone aiuta a mantenere il ritmo; 4) quando stiamo per tornare a caricare (sfondare) la neve teniamo i piedi bene pronti a “lavorare” la chiusura curva, lasciamo salire le ginocchia verso il petto e contemporaneamente cerchiamo di lasciar proseguire spalle, testa e tutto il tronco ad incrociare la traiettoria dei piedi verso l’interno della curva seguente; 5) non stazioniamo su ogni fine curva, mettiamo in atto ritmicamente e con coraggio il punto 4 e sempre con l’appoggio del bastoncino per “resettare” l’equilibrio ad ogni curva; 6) partire sulla massima pendenza e con buona velocità, fare la prima mezza curva con un minimo di inclinazione dei piedi per sentire un avvio agevole.

Gli sci all-mountain più o meno larghi facilitano il tutto ma siccome in neve fresca ci si divertiva anche mio nonno… prima di tutto… idea degli spazi e del ritmo, determinazione, coordinazione, delicatezza…prontezza.

L’ideale sarebbe familiarizzare sempre di più con i fondamentali alternando gli esercizi su piste ideali all’applicazione di quei concetti su tutti i terreni. Si crescerebbe bene. Ma così non è. E’ si finisce per cercare un rapido illusorio progresso su terreni facili (per poi avvilirsi al primo contatto con neve un po’ smossa), o per fare l’errore di eccedere in tecnicismo, oppure ancora di rifugiarsi (ed appassionarsi) nella ricerca spasmodica degli attrezzi ideali. Oggi per fare dieci curve in neve fresca a bordo pista si è portati a pensare che non sia possibile se “non c’ho gli allmountain” o “non c’ho la tecnica”. Ma siccome i nostri nonni sciavano e si divertivano in fresca, e sciavano bene… c’è qualcosa che non va, forse alla base. Ci sono tanti modi e tanti punti di approccio diversi per diventare sempre più padroni dei fondamentali. I più di centoventi articoli Check Point (a proposito, siamo al decimo anno, fantastico!) credo siano la prova che si può uscire dai luoghi comuni e dare un taglio sempre diverso all’analisi tecnica. Tutti input per sperimentare e fissare tante sensazioni intorno a pochi e importanti temi di riferimento. Esperienze che diventano altrettanti strumenti utili alla migliore comprensione, espressione e adattabilità del gesto. L’unica ricetta miracolosa è questa: non  dobbiamo mai pensare di aver capito fino in fondo ed in modo definitivo le basi della tecnica (ricordate “metti la cera-togli la cera”?). Bisogna essere certi della necessità di capirle ancora meglio, anche se siamo sciatori di ottimo livello, perchè è necessario rielaborare i fondamentali ogni volta che facciamo un passo in avanti, riaggiornandoli con percezioni-sensazioni-azioni di volta in volta più evolute. Le basi tecniche sono come anelli di una catena: se ne rinforzi uno hai creato le premesse per una maggiore resistenza, ma uno alla volta devi andare a rinforzare anche gli altri; finito il giro ti accorgi di saperti esprimere a livelli superiori. Poi rinforzi nuovamente un anello e ricominci il giro a rinforzare gli altri, e avanti così. Tra gli appassionati “di lungo corso” non si può dire che ci sia  la presunzione di sapere tutto, ma sono convinto che  inconsciamente si parta dal presupposto che avendo già sentito molte spiegazioni e discorsi, essendo abbastanza “bravini”, se non “esperti”, quello che manca non sia tanto una più evoluta e profonda familiarità con i fondamentali tecnici, quanto il consiglio speciale per la situazione speciale: neve fresca, mossa, dura, gobbe, ripido ghiacciato, sci più stretto, sci più largo, ecc. E’ vero che di fronte a situazioni diverse di neve e pendio, in pista e fuori sorgono tante domande e la voglia della dritta giusta ma, insisto: sapremo meglio adattarci a situazioni particolari quanto più sapremo utilizzare correttamente i comuni denominatori, i pilastri della nostra azione.

Faccio qualche esempio, qualche nome un po’ a caso: capacità di programmare in anticipo l’azione, buona coordinazione, equilibri corretti e buoni tempismi esecutivi. Cose di base, niente di più. Applicate a cosa? Alla presa di inclinazione, alla ricerca di centralità dinamica, alla gestione delle rotazioni, alla gestione del vincolo e delle tensioni muscolari, ecc. Si potrebbero elencare altri cinquanta punti altrettanto importanti, tutti interdipendenti e che non hanno nessuna relazione diretta con situazioni specifiche, salvo le leggi della fisica di un corpo sviluppato in altezza che vuole scendere lungo un pendio cambiando ritmicamente direzione, una volta a sinistra e una volta a destra. Relazione, questo sì, con la comprensione vera della dinamica dell’azione e con la padronanza del nostro corpo in quei gesti funzionali alla migliore esecuzione di successioni di curve. Abbiamo parlato molto in questi anni del cosa fare, del perchè e del come di questo o quel movimento, entrando anche nel profondo di certe sensazioni e cercando di descriverle per suggerire delle modalità esecutive. Quest’anno (abbiamo sei puntate a disposizione, compresa questa) vogliamo concentrarci di più sull’importanza della visualizzazione degli spazi, del rapporto spazio-tempo e della gestione dei tempismi esecutivi, concentrandoci anche sulle direzioni dei movimenti in rapporto appunto a spazi, tempi e traiettorie. In modo semplice, intuitivo, pratico. Di pari passo agli articoli andranno le trasmissioni Check Point de “LaGrandeneve.tv” e ciò vuol dire che ogni articolo avrà un corrispondente video con tanto di spiegazioni, commenti, esemplificazioni, semplici interventi grafici. E’ importante che ci concentriamo sulla visualizzazione degli spazi perchè da come impariamo a capirli, misurarli, metterli in rapporto con la velocità e con il tipo di curve che vogliamo fare, con le prove ed errori della pratica, dipende la qualità della programmazione della nostra azione. Lo vediamo in auto, in moto, in bici, forse non ce ne rendiamo conto perchè tutto è automatico, ma è immediato capire come l’impostazione di una curva in anticipo o in ritardo, un po’ più stretta o più a lasciar andare è possibile prima di tutto grazie alla visualizzazione degli spazi, della messa in relazione di questi con la velocità di avanzamento e con l’intenzione di andare in una certa direzione. Sciare con la pista libera è come andare in auto su un piazzale enorme, in discesa, con libertà totale di scelta delle traiettorie. I più, senza regole, fanno curve appena accennate a destra e sinistra, così come vengono, a velocità superiori alle loro capacità di guida. Immaginando invece di avere una strada rettilinea, in questo piazzale e di farci cullare dalle centrifughe a destra e sinistra,  automaticamente prendiamo un ritmo da bordo a bordo e troviamo un grado di chiusura delle curve ed una velocità ideale per quella strada, quella discesa, quell’auto. Proviamo quindi in pista ad immaginarci uno spazio di una certa larghezza e a mantenerci in quel corridoio per tutta la discesa, andando a lambire perfettamente i bordi (di solito ci si tiene molto molto all’interno, proviamo a spingerci veramente da bordo a bordo e proviamo nello stesso corridoio, ad ogni discesa a chiudere via via di più le curve. Faremo passi da gigante nel dosaggio degli spigoli, nella bontà dell’equilibrio, dell’inclinazione laterale del corpo e delle tensioni muscolari, nell’esecuzione coi buoni tempismi e nella coordinazione del bastoncino, nell’eliminazione di movimenti inutili, nello spontaneo anticipo d’azione e nel perfezionamento della direzione dei movimenti. Tutte cose di base indispensabili in situazioni specifiche diverse, dove a fare la differenza saranno semplicemente un uso più delicato o più accentuato di spigoli e di tensioni muscolari uniti a diversi ritmi e cadenze secondo il tipo di curva desiderato.








di Team di Neveclub.it 5 gennaio 2017